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Materiale utile spalla

Protocollo riabilitativo dopo intervento di capsuloplastica in artroscopia

Dopo intervento di capsuloplastica in artroscopia, il paziente dovrà indossare un tutore di spalla con limitazione dell’abduzione e della rotazione esterna per 4 settimane, a protezione della riparazione effettuata

schema intervento capsuloplastica o riparazione cercine della spalla
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Lo scopo di questo protocollo riabilitativo è di fornire una guida per il percorso riabilitativo dopo intervento di capsuloplastica artroscopica di spalla

Non può e non deve sostituisce la capacità, la sensibilità e l’esperienza del fisioterapista che potrà modificare in itinere il percorso riabilitativo sulla base dell’esame obiettivo, delle eventuali complicanze, dei progressi e delle richieste lavorative/sportive del singolo paziente

Vedi approfondimento su intervento di capsuloplastica in artroscopia

FASE 1

-controllo infiammazione

-cicatrizzazione dei tessuti operati

  • Immobilizzazione con un tutore che blocca l’articolazione ín adduzione e rotazione interna a gomito flesso, per 4 settimane circa.
  • Dalla 2° giornata postoperatoria mobilizzazione attiva per il gomito e solo passiva per la spalla, limitando i movimenti alla flessione fino a 900, alla abduzione fino a 90°, e alla rotazione esterna fino alla posizione neutra.

I movimenti sono effettuati passivamente da un terapista.

FASE 2

RECUPERO DELL’ARTICOLARITA’

Rimosso il tutore si intraprendono:

  • terapie fisiche per controllare il dolore,
  • massaggi per stimolare la riattivazione della muscolatura lungamente inutilizzata
  • esercizi di mobilizzazione passiva ed assistita evitando di forzare i gradi estremi di flessione, abduzione ed extra

Con il migliorare della motilità articolare gli esercizi diventano attivi e comprendono:

  • esercizi di arrampicata a muro (wall-climbing)
  • esercizi con bastone
  • esercizi con carrucola

Il paziente dovrebbe deve provare effettuare attivamente i movimenti più semplici della spalla operata (flesso-estensione, adduzione-abduzione, intra-extra rotazione) confrontandoli con l’arto controlaterale e monitorizzando mentalmente í miglioramenti con il passare delle giornate.


RINFORZO MUSCOLARE

Elettrostimolazione e contrazioni isometriche effettuate ad angoli multipli nell’arco di movimento libero da dolore.

Esercizi con resistenza elastica: all’inizio limitatamente alla intrarotazione a braccio addotto e alla adduzione (saranno in seguito ampliati e continuati per tutta la riabilitazione).

Esercizi con pesi e manubri: sono in questa fase limitati al lavoro specifico di rinforzo per il muscolo sovraspinoso che deve avvenire con movimenti di flesso -estensione effettuati con il braccio esteso anteposto a 300 di abduzione ed intraruotato (il pollice deve puntare verso il basso).

Esercizi in catena chiusa: comprendono la mano, solidale ad una superficie d’appoggio. Un classico esempio di questi esercizi è la flessione contro parete, che consente di effettuare una contrazione muscolare incrementando così il controllo dinamico della stabilità articolare.

Le terapie fisiche ed il ghiaccio vengono utilizzate per controllare la risposta dei tessuti al lavoro riabilitativo e quindi impiegate in rapporto alle reazioni di ogni singolo paziente.

In questa fase, se possibile, è consigliato alternare alla riabilitazione in palestra il lavoro di riabilitazione in acqua, che deve comprendere sia esercizi di mobilizzazione articolare, sia esercizi di rinforzo muscolare.

FASE 3

Rinforzo muscolare

Dopo 8-10 sett. dall’intervento, quando è stato raggiunto un’arco di movimento quasi completo.

Per raggiungere il completo arco di movimento e per aumentare l’estensibilità dei tessuti periarticolari sono consigliati esercizi di stretchìng.

Il rinforzo muscolare in catena cinetica aperta per i muscoli intra ed extra-rotatori viene enfatizzato in questa fase utilizzando una progressione sia nella mobilità di esercizio sia nel tipo di resistenza utilizzata. Dapprima effettuato in posizione neutra, con il braccio flesso e addotto lungo il fianco; poi eseguito sul piano scapolare con il braccio flesso, anteposto ed abdotto a circa 30-45°; per finire, nelle ultime sedute, eseguito in posizione funzionale con il braccio flesso ed abdotto a 90°.

Si consiglia d’iniziare il lavoro isocinetico quando il paziente è in grado di sollevare senza dolore 3-4 Kg in rotazione esterna e 7-8 Kg in rotazione interna.

Il lavoro isocinetico, in rapporto al tipo di apparecchiatura disponibile, può essere effettuato con il paziente in posizione eretta, seduta o supina.

Si deve iniziare limitando l’extrarotazione e con un impegno submassimale di 100 contrazioni suddivise in serie da 8-12 ripetizioni. Dopo 2 o 3 sedute di collaudo nelle quali si verificano le risposte del paziente, anche per l’esercizio isocinetico si deve seguire la progressione nelle posizioni da utilizzare. Si passa quindi da quella con omero addotto a quella sul piano scapolare, per finire alla posizione più funzionale con il braccio abdotto a 90°. Le velocità angolari impiegate sono modificate in rapporto agli obiettivi ricercati:

  • inizialmente velocità angolari medie (150-1809sec.) per evitare sovraccarichi,
  • poi passare a quelle basse (60-1209sec.) più efficaci nel recupero della forza
  • Infine velocità alte (300-400°/sec.) che più si avvicinano a quelle realmente impiegate nella vita

In quest’ultima fase è molto importante utilizzare, quando possibile, anche movimenti più complessi per cui l’esercizio isocinetico può essere fatto su linee diagonali che nello stesso movimento comportano una adduzione, una estensione ed una intrarotazione dell’omero.

 

Esercizi pliometrici

(programma riabilitativo degli atleti: stretch-shortening exercises) così da abituare la spalla ai gesti funzionali. Un tipico esempio è il lancio ripetuto di una palla su un trampolino elastico.

In questo gesto c’è una prima fase, quando il paziente riprende la palla rimbalzata, che è eccentrica e comporta un pre-stiramento della muscolatura. Una seconda fase che viene definita di ammortizzazione che precede il lancio ed una terza fase concentrica che chiude il ciclo e dovrebbe essere fatta il più rapidamente possibile per sfruttare l’effetto facilitante del prestirarnento.

Questo tipo di esercizio deve essere necessariamente previsto per gli atleti che utilizzano prevalentemente l’arto superiore nel loro sport.

La ripresa del gesto sportivo, dopo 12-15 sett. dal momento dell’intervento e non dev’essere effettuata se il test isocinetico non evidenzia un recupero del 90% di forza e resistenza muscolare rispetto alla spalla controlaterale.

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