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Protesi ginocchio

Protesi monocompartimentale di ginocchio

I pazienti con un’artrosi in una sola parte del ginocchio possono essere candidati ad un intervento di Protesi Monocompartimentale di ginocchio (anche chiamata protesi di ginocchio parziale)

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In questo tipo di intervento solo la parte danneggiata viene sostituita con metallo e plastica. La cartilagine e l’osso sano, così come i legamenti, non vengono toccati durante l'intervento. Questo contribuisce ad una minore invasività dell'operazione chirurgica e ad una percezione da parte del paziente di un ginocchio "naturale" dopo l'intervento.

E' una protesi di ultima generazione che con un approccio poco invasivo garantisce tempi di recupero più veloci. 

L’artrosi è una malattia cronica degenerativa, cioè è una malattia destinata a peggiorare col tempo e ad estendersi. In questa posizione l'artrosi può iniziare interessando solo una parte dell'articolazione, per poi progredire interessando man mano tutta l'articolazione.

Può capitare dunque che alla prima visita ortopedica per un artrosi di questo tipo venga consigliato un intervento di protesi parziale. Dopo qualche anno però, questo tipo di intervento potrebbe non essere più praticabile e quindi verrebbe consigliato un intervento totale a causa di un peggioramento dell'artrosi.

Vantaggi della Protesi Monocompartimentale di ginocchio

Questo apparecchio sostitutivo può essere considerato di ultima generazione e gode di alcuni vantaggi rispetto ad un intervento totale tra cui:

  • Incisione e aggressione chirurgica più piccola
  • Meno perdite di sangue durante l’intervento
  • Meno dolore dopo l’intervento
  • Riabilitazione e ritorno alle attività quotidiane più rapido (reale Fast track con tempi di recupero veloci dopo l'intervento)

L’osso, la cartilagine e i legamenti nelle parti sane non vengono sacrificati come succede invece nel caso di intervento totale. Di conseguenza la maggior parte dei pazienti riferiscono che la parte interessata è avvertita come più “naturale” in seguito all'operazione. Si può inoltre piegare meglio la gamba.

Un altro fondamentale vantaggio di questo intervento è che è decisamente più semplice e meno rischioso dell’intervento di sostituzione totale. Viene infatti consigliato ai giovani. 

Controindicazioni dell'Intervento Parziale

Parlando invece degli svantaggi:

  • L’andamento del dolore al termine dell'operazione è meno prevedibile. Può essere presente per qualche mese una forma di dolore principalmente dovuto al sovraccarico a cui è stato sottoposto. Questo dolore sarà trattato con farmaci specifici.
  • Potenziale necessità di altri interventi chirurgici. Ad esempio, può succedere che con il tempo l’artrosi progredisca e si sviluppi nelle zone del ginocchio che prima erano sane. A questo punto può rendersi necessario un secondo intervento di rimozione della protesi iniziale e sostituzione con una nuova totale.

Tuttavia, numerosi studi hanno dimostrato che queste complicazioni non si sono presentate. Ciò non vuol dire però che questo intervento sia possibile in tutti i pazienti.

I Candidati ideali

L'operazione può essere consigliata in presenza di una forma avanzata di artrosi ed in cui si sono esaurite tutte le opzioni non chirurgiche (terapia riabilitativa, antinfiammatori, infiltrazioni).

Per essere un candidato ideale per questa procedura, il paziente deve avere un artrosi limitata ad un solo compartimento del ginocchio ed i legamenti devono essere sani.

I pazienti con Artrite Reumatoide, notevole rigidità, deviazioni dell'arto (varo o valgo) troppo accentuate o con danni ai legamenti non sono considerati candidati ideali. Con una corretta selezione dei pazienti, questi apparecchi di ultima generazione hanno dimostrato eccellenti risultati a medio e lungo termine sia nei pazienti più giovani che negli anziani a cui si vuole preferire una procedura meno invasiva.

Note di tecnica chirurgica

L’intervento consiste nel rimuovere solo le zone di cartilagine ed osso rovinate, e sostituirle con parti artificiali aventi la stessa forma.

Viene effettuata un’incisione davanti e poi il Chirurgo esplorerà le tre sezioni del ginocchio per verificare che il danno della cartilagine sia limitato ad un compartimento solo e che i legamenti siano intatti. Se il chirurgo riterrà che l'area non è adatta per una sostituzione parziale, eseguirà una sostituzione totale. Solitamente l’Ortopedico discuterà questo “piano di emergenza” con il paziente prima dell’intervento. Questo sarà fatto per assicurarsi che il paziente sia d’accordo con la seconda strategia.

Confermata l’indicazione ad un intervento parziale, la cartilagine danneggiata viene rimossa, mentre è conservata la cartilagine sana e tutti i legamenti. Con appositi strumenti vengono preparate le superfici usurate del femore e della tibia (Figura 3).

L'apparecchio comprende una parte femorale ed una parte tibiale. Vengono impiantate stabilmente ed in maniera da consentire ala gamba la maggior mobilità possibile (figure 4 e 6). Il corretto posizionamento delle parti può anche essere verificato con l'aiuto di un computer.

L’intervento può essere eseguito in anestesia spinale o anestesia generale. L’intervento dura circa un’ora e viene eseguito durante un ricovero ospedaliero che dura solitamente 5 giorni. Il dolore dopo l’intervento, viene controllato con antidolorifici o con altre tecniche di terapia del dolore.

Riabilitazione e tempi di recupero

Il giorno stesso dell’intervento chirurgico, un fisioterapista aiuterà il paziente ad alzarsi ed a camminare. Il movimento avviene inizialmente con l'utilizzo di due stampelle, che vengono presto abbandonate. Dopo pochi giorni si inizia a salire e scendere le scale.Ciò è possibile sempre grazie ad un fisioterapista. La ripresa della guida è possibile dopo 30-45 giorni. Il ritorno al lavoro, solitamente dopo 2 mesi.Questo dipende anche dal tipo di professione: il ritorno ad un lavoro “di ufficio” può avvenire prima. Le attività sportive iniziano gradualmente dopo 3 mesi.

Rischi e complicazioni

Oltre ai rischi comuni a qualsiasi intervento chirurgico ed i rischi connessi con l’anestesia, ci sono alcuni rischi più specifici.

Si può sviluppare una rigidità dell'articolazione se la riabilitazione non è ben eseguita.

Raramente con un intervento di questo tipo, si può verificare il sanguinamento nell’articolazione che può formare un ematoma. In questi rari casi può essere necessaria l'eliminazione dell’ematoma o una trasfusione di sangue.

Il verificarsi di un’infezione sulla zona operata, anche se rara (rischio inferiore al 1% nella nostra casistica) è una complicazione grave. Essa infatti può richiedere di cambiare l'apparecchio appena inserito e iniziare una terapia antibiotica. Quando i sintomi dell’infezione vengono riconosciuti presto, può essere sufficiente un semplice lavaggio chirurgico insieme ad una terapia antibiotica.

I nervi e le arterie che circondano la zona interessata possono essere feriti accidentalmente. Questa rara complicazione può causare dolore, perdita di sensibilità e deficit motorio di alcune parti della gamba. In caso di una lesione dell'arteria, può essere necessaria la chirurgia vascolare.

Piccoli coaguli di sangue possono formarsi e rimanere bloccati nelle vene delle gambe. Questo andrebbe a richiedere una terapia anticoagulante per diverse settimane. I rischi elencati non rappresentano un elenco completo della complicazioni possibili. Il Chirurgo della COM può dare ulteriori spiegazioni e sarà a disposizione del paziente per discutere ogni caso singolo, con rischi, modalità, aspettative di ogni procedura.

Risultati

I risultati di questo intervento sono molto incoraggianti con rapidi tempi di recupero dopo l'operazione. Si ottiene una completa scomparsa del dolore, con un rapido recupero della mobilità e della forza muscolare nella maggioranza dei casi; un movimento normale senza zoppia si raggiunge entro un mese dall’intervento. 

La ripresa delle attività sportive è solitamente completa. Alcune attività come il ciclismo, il nuoto, il golf o l’escursionismo sono sicuramente possibili ed anzi consigliate. Cautela è invece richiesta per lo sci, il tennis e la corsa.

La vita media di una protesi di ultima generazione è di  circa 15 anni. Si spera che con il progresso delle tecniche chirurgiche e dei materiali utilizzati, i risultati siano ancora migliori con una maggiore durata di quest'ultima.

Domande e Risposte

L'indicazione per la chirurgia si basa sul dolore di un paziente e la sua disabilità, non sull'età. La maggior parte dei pazienti che si sottopongono a protesi del ginocchio sono di età compresa tra i 50 a gli 80 anni, ma i chirurghi ortopedici valutano i pazienti individualmente. Le protesi totali di ginocchio sono state eseguite con successo a tutte le età, dal giovane adolescente con artrite giovanile al paziente grande anziano con l'artrosi degenerativa. In tutti casi va comunque preferito un approccio mininvasivo cercando di utlizzare protesi di ultima generazione maggiormente rispettose dell’anatomia.
Non esistono limitazioni di peso per la chirurgia di Protesi al ginocchio, anche se è bene ricordare che questi impianti non durano in eterno (in media 15 anni) e che il peso corporeo eccessivo può essere la causa di una minore durata della protesi al ginocchio. Quando una protesi fallisce perchè si è usurata, dovrà essere sostituita in una, due o tutte le sue componenti; questo intervento detto di revisione della protesi di ginocchio è un intervento più complesso e più rischioso rispetto all'intervento di primo impianto.
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